Rassegna Stampa

L’associazione Simenza è la resistenza della Sicilia al mercato globale del cibo

Il mercato globale strozza l’economia locale. Accade dappertutto, con conseguenze drammatiche. L’unica soluzione è la ribellione intelligente basata sulla valorizzazione della biodiversità che ha portato alla creazione dell’associazione Simenza.

Prendendo ispirazione dalle recenti proteste degli allevatori sardi e siciliani per il prezzo del latte, ma in generale dal malcontento di tutto il comparto agricolo del sud Italia, vorrei parlarvi di un’esperienza che ha rimesso al centro la biodiversità, ovvero la differenziazione biologica tra gli individui di una stessa specie, in relazione alle condizioni ambientali.

In Sicilia per quanto riguarda il grano, a differenza dei cugini sardi, abbiamo fatto una protesta silenziosa e studiata. Possibile grazie al lavoro della stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone, che ha riconosciuto e riportato in purezza più di venti varietà di grani antichi (o meglio autoctoni), ognuno tipico di una determinata zona siciliana, che non si coltivavano da decenni, perché sostituiti dalle sementi distribuite dalle multinazionali.

Nata nel 2016, Simenza – Cumpagnìa Siciliana Sementi Contadine è un associazione di agricoltori, custodi, valorizzatori, tecnici, ricercatori e appassionati della biodiversità siciliana, tutti accomunati da un interesse agricolo. Insieme cerchiamo di creare un nuovo modello alimentare, in cui si riscopre il naturale connubio tra cibo, territorio, cultura gastronomica e salute, che si contrappone agli effetti della globalizzazione.

Soci fondatori e nuove leve percorrono insieme il tragitto che vuole condurre alla tutela e valorizzazione dell’agro-biodiversità siciliana. Avvalendosi delle tradizioni e dei saperi custoditi dai propri associati, si sperimenta un nuovo modello di sviluppo agricolo centrato sulla sostenibilità delle produzioni, sulla sicurezza e sovranità alimentare.

L’obiettivo di Simenza, se da un lato è penalizzato dalle condizioni socio-economiche siciliane, trova nello straordinario patrimonio della biodiversità siciliana locale uno dei suoi punti di forza.

Intersecati e interdipendenti, anch’essi espressione della biodiversità, gli altri fenomeni che rendono straordinaria l’isola: il susseguirsi, nel raggio di pochi chilometri, di paesaggi molto diversi per caratteristiche geomorfologiche; le storie, che di ogni comunità fanno un coacervo di usi, abitudini e lingue; una cultura gastronomica tra le più eclettiche al mondo, risultato di una secolare stratificazione di contaminazioni e dominazioni.

L’eco della nostra iniziativa è arrivata nelle università e pian piano si è scoperto che i grani antichi hanno caratteristiche organolettiche migliori rispetto ai grani moderni, così come tanti altri prodotti che non venivano coltivati da anni in Sicilia perché la grande distribuzione li aveva rimpiazzato con i propri.

Ad un certo punto hanno incominciato ad aderire al nostro progetto anche coloro che trasformano la materia prima, ovvero mulini, pastifici e panifici. Si è avviato un processo di filiera corta a larga scala dove gli industriali vengo messi da parte, che presto vedrà la nascita di un consorzio, i cui prodotti rigorosamente biologici verranno venduti sotto un’unica etichetta “Simenza” .

Questa è la soluzione a questo malcontento che dilaga in tutta Italia ma non solo, a mio parere: trasformare le nostre materie prime in loco, eliminando il passaggio dominato dai grandi gruppi industriali, creando così una filiera corta, in modo da ridare un valore ai nostri prodotti e ad un lavoro calpestato dalla classe industriale a favore del capitalismo dilagante.

Fonte: IL GALLO DI BABELE

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