Rassegna Stampa

Il lieto fine del ‘caso’ grano duro biologico: uniti qualche volta si vince

Quella che il presidente di Simenza-Cumpagnìa Siciliana di Sementi Contadine racconta in questo articolo è la cronaca di una sciagura evitata. Una storia finita bene che insegna una cosa molto importante, soprattutto in un Sud solitamente bistrattato da Roma: per ottenere risultati concreti e positivi bisogna lottare uniti.

da Giuseppe Li Rosi
presidente di Simenza-Cumpagnìa Siciliana di Sementi Contadine
riceviamo e pubblichiamo.

La firma dell’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, al decreto assessoriale n. 122 che deroga al decreto nazionale 18 luglio 2018 – Disposizioni per l’attuazione dei regolamenti (CE) n. 834/2007 e n. 889/2008 e loro successive modifiche e integrazioni, relativi alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici – provvedimento che, di fatto, limitava la possibilità di coltivare grano duro biologico solo dopo l’avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminose, ha posto fine alle incertezze dei granicoltori bio siciliani che minavano la fiducia e la speranza per il futuro delle proprie aziende.

L’attuale decreto assessoriale recita:

“In Sicilia si consente l’adozione di rotazioni quadriennali all’interno delle quali siano previste non meno di tre specie principali differenti, almeno una delle quali leguminosa”.

Questa vicenda, che rischiava di trasformarsi in una sciagura, è nata daIla pubblicazione del Decreto 18 Luglio 2018 che, semplificandolo dalle terminologie tecniche, consentiva ai cerealicoltori, che operano in regime di agricoltura biologica, di seminare il grano duro soltanto un anno su tre, modificando il precedente regolamento che permetteva di coltivarlo tre volte in un quinquennio.

Il decreto, oltre a non avere validi fondamenti scientifici, rischiava di appesantire la già difficile situazione economica dell’agricoltura siciliana recentemente vessata da catastrofi naturali.

Ci è dispiaciuto che molti dei politici, che si erano, in altre sedi, presentati come interlocutori delle istanze degli agricoltori siciliani abbiano difeso l’indifendibile o che, nella migliore delle ipotesi, si sono resi protagonisti di un silenzio assordante.

Ma come tutti noi sappiamo le sconfitte rimangono orfane e le vittorie hanno tanti padri. Questo decreto aveva suscitato una fortissima ondata di protesta partita da un’azione decisa di Simenza-Cumpagnìa Siciliana Sementi Contadine, che ho l’onore di presiedere, e diretta da Paolo Caruso, un’associazione che conta attualmente in Sicilia il maggior numero di produttori biologici di grani antichi siciliani, ovvero le colture più penalizzate dal decreto.

Su nostra sollecitazione, il dottore Carmelo Frittitta, dirigente generale dell’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea – che, detto per inciso, si è dimostrato un eccellente interlocutore – una volta ravvisata la possibilità di procedere a un ricorso, ha dato vita a un tavolo tecnico che ha avuto come protagonisti i rappresentanti dei maggiori enti di ricerca e delle principali associazioni di categoria dell’Isola.

Nelle riunioni del tavolo tecnico è stata trovata un’intesa sulla base dell’inappuntabile relazione scientifica redatta dai professori Salvatore Luciano Cosentino e Gaetano Amato, rappresentanti rispettivamente delle Università di Catania e Palermo, i quali hanno posto l’accento sulle condizioni pedoclimatiche tipiche degli areali nostrani, che riducono notevolmente le possibilità di scelta colturale nelle rotazioni; a supporto di questa tesi sono state citate fonti storiche da Columella fino al 1800, a testimonianza della storicità delle rotazioni biennali in Sicilia.

Il decreto, inoltre, pone l’esigenza di favorire la biodiversità e, a tal proposito, noi di Simenza abbiamo chiesto di inserire nella relazione un passaggio nel quale si sottolinea che “proprio il nostro sistema colturale, con rotazioni biennali millenarie, ha permesso agli agricoltori siciliani di costituire il patrimonio varietale cerealicolo più importante d’Europa”.

La richiesta di deroga, corredata dalla relazione scientifica, è stata trasmessa al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, che ha concesso la deroga a cui è seguito il decreto assessoriale che ha chiuso la vicenda.

Questa è la cronaca di quanto avvenuto. La dimostrazione che, facendo squadra (politici, dirigenti, enti di ricerca, associazioni e rappresentanze di categoria), si vince. Ma che questa va intesa come una buona “vittoria difensiva”, come ha detto Mario Di Mauro.

Considerato che il governo nazionale, tradizionalmente, non tiene mai in grande considerazione il Mezzogiorno, per come sono andate le cose  possiamo tutti tirare un grande sospiro di sollievo e, finalmente, programmare una filiera della granicoltura siciliana che venga chiusa nella nostra Isola.

Un ringraziamento particolare va alle illustri personalità che hanno permesso la realizzazione del tavolo tecnico e la redazione della relazione scientifica. Ci accomiatiamo con la speranza che agli agricoltori, in futuro, non venga sottratto ulteriore tempo ed energie per il loro quotidiano lavoro nei campi.


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