Rassegna Stampa

Grani antichi sicuri: dal seme al seme.

Gli aspetti legislativi della filiera dei grani antichi siciliani sono stati al centro di un’attesa e interessante tavola rotonda organizzata dall’Associazione Simenza, tenutasi mercoledì 31 ottobre presso il Centro Culturale Polivalente “Michele Abbate” a Caltanissetta.

L’incontro, che ha visto la partecipazione del dr. Gagliano e del dr. Lafisca, vertici regionali dell’Ufficio I.C.R.Q.F. (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) e del Comandante del nucleo dei Carabinieri Agroambientali per le provincie di Enna, Caltanissetta e Ragusa, Maggiore Vincenzo Castronovo, oltre che di numerosi addetti ai lavori, è stato l’occasione per approfondire alcuni aspetti legislativi che interessano il settore dei grani antichi, un comparto che sta certamente vivendo un exploit dal punto di vista commerciale, ma che non è al riparo da possibili speculazioni e frodi che trovano terreno fertile nella fallace legislazione in vigore.

Gli operatori di questo settore si trovano spesso a lavorare in uno stato di incertezza determinato da una legge che non li inquadra ancora in una dimensione ben precisa ma che si muove su un delicato equilibrio tra la legislazione che regola l’agrobiodiversità e quella che norma i grani ‘moderni’, al punto che uno dei relatori ha suggerito una sollecitazione nei riguardi del legislatore in modo da creare per i grani antichi un ambito intermedio da inserire nell’attuale quadro legislativo.

Attualmente Simenza rappresenta certamente l’Associazione che raccoglie il maggior numero di produttori, trasformatori e valorizzatori di grani antichi siciliani, che cercano di trovare delle linee comuni per poter tutelare e valorizzare, anche economicamente, questo straordinario patrimonio dell’agrobiodiversità isolana, all’interno dei confini della legalità.

Dobbiamo ringraziare i relatori, i quali nel pieno rispetto dei propri compiti istituzionali, contribuiscono a far chiarezza, formando e informando gli operatori del settore.

Molti sono stati i temi affrontati nel corso del dibattito, il primo dei quali ha riguardato gli aspetti legati al materiale di partenza, ovvero alle tipologie e modalità di seme da impiegare.

Uno dei principali problemi che preoccupano i produttori di grani antichi è legato all’esiguità di seme certificato disponibile; stante l’impossibilità di reimpiegare il seme raccolto come materiale di riproduzione, pena la mancata indicazione varietale in etichetta, i relatori hanno consigliato di richiedere alle competenti autorità una deroga temporanea, chiedendo una sanatoria di due o tre anni che consenta di utilizzare il seme di seconda riproduzione derivato però da seme cartellinato.

E’ stato altresì confermato l’espresso divieto di vendere granella da reimpiegare come seme.

Sono stati affrontati anche i temi che riguardano le indicazioni da riportare in etichetta; in ordine a questo argomento il denominatore comune è stato di illustrare in etichetta solo tutto ciò che corrisponda a fatti reali e sia oggettivamente dimostrabile.

Sono state date anche istruzioni riguardo la corretta dicitura da utilizzare per denominare la pasta la cui materia prima è ottenuta dalla molitura a pietra del grano duro. I mulini a pietra, pur rappresentando un grande patrimonio storico culturale del nostro Paese, non sono mai stati attenzionati da un’apposita legislazione e si muovono anch’essi in un ambito “borderline”.

L’incontro è stato molto apprezzato dagli intervenuti che si sono ripromessi di definire disciplinari di produzione e un marchio che possano garantire tracciabilità e qualità ai consumatori di grani antichi.

Un grande ringraziamento di Simenza va a Pasquale Carlo Tornatore, assessore del Comune di Caltanissetta ed amico di Simenza per aver ospitato l’evento e a Enzo Lo Presti per averlo ottimamente moderato.

 

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